Da qualche tempo seguo con molto piacere ed interesse “Famiglia Fantasma“, il sito del nostro coautore Gian Mario che qui si dediica purtroppo soltanto alle soft cose ma che altrove è un agguerrito combattente di homorivendicazioni, quelle serie per intenderci. Mi appassiona Gian Mario perché è uno di quelli che ci crede e lo fa sul versante della concretezza, seppure con un ottimismo che a volte lascia perplessi, forse dovuto alla grande attenzione che dedica a tutto ciò che accade fuori dai confini (italo)vaticani e che effettivamente lascerebbe ben sperare se non fossimo appunto, nostro malgrado, sotto il governo di sua maestà Beneddeto XVI.
La questione che però lasciano sempre in sospeso i dibattiti suscitati da Gian Mario riguarda non tanto l’opportunità o la giustezza di certe rivendicazioni ma la loro “tempestività”. Le appassionate e intelligenti discussioni attivate dal collega mi costringono cioè sempre a chiedermi se l’Italia sia poi davvero pronta ad un dibattito collettivo su questi temi e come eventualmente sarebbe orientata.
Nonostante possa sembrare di modesta rilevanza, faccio presente a quanti vivessero nella parte peninsulare del bel (?) paese che, al contrario di quanto loro appaia, il peso politico della Lega è in vertiginosa ascesa, grazie al buon governo locale che da queste parti è difficile da eccepire (la quasi totalità dei piccoli comuni è amministrato, e con buoni risultati, ormai da anni proprio da giunte leghiste). E proprio la Lega, nel recente passato, ha pubblicamente ed esplicitamente incluso le tematiche omosessuali nelle proprie campagne elettorali, includendoci nelle liste di prescrizione insieme a Turchia (adesione alla EU), immigrati (irregolari o pretenziosi di diritti), pedofili, delinquenti etc etc.
In sintesi, il vaticano non è la sola forza in campo che impegna tempo, risorse, energie e persone a creare e combattere il nemico omosessuale, ma ce ne sono anche altre e, quassù soprattutto, i primi frutti si riescono già a vedere nel comune sentire della popolazione.
Forse è vero quanto dice spesso Gian Mario che l’unico modo per farci accettare è quello di uscire il più possibile allo scoperto e mettersi in gioco, io però penso che di fronte ad un simile potere di fuoco necessitino anche strumenti e mezzi ben più incisivi, in grado cioè di competere allo stesso livello di efficacia. Siamo nell’era della comunicazione di massa in cui sono le regole del marketing a fare la differenza; per questo, secondo me, occorre un soggetto politicamente ed economicamente in grado di sostenere, direttamente ed indirettamente, esplcite campagne a favore della normalizzazione omosessuale, proprio attraverso gli strumenti che il marketing utilizza per informare su prodotti, eventi, correnti di pensiero e via dicendo. Serve dirlo o è chiaro a tutti che l’unico soggetto in grado di rappresentarci, o quanto meno guidare una cordata di differenti rappresentanze omosessuali, non può che essere Arcigay? Ed è di fronte a questa considerazione che l’ottimismo di Gian Mario non riesce più a vedermi partecipe; che speranze potremmo mai avere di farcela nel momento in cui la più importante, se non l’unica, associazione omosessuale con una qualche possibilità di riuscita preferisce dedicarsi alla stampa di lasciapassare per bordelli e carnai di ogni risma invece che provare a cimentarsi con la realtà diffusa degli omosessuali e i suoi bisogni non corporali?










26 Maggio 2008 alle 12:34
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