Che male c’è

Anna TatangeloIl testo è controverso e ben si presta alle tante critiche mosse da molti commentatori e gruppi omosessuali.
A me però onestamente importa molto poco l’ennesima disquisizione rancido-filosofica su come dovrebbero vederci, pensarci, parlarci, trattarci ed essere gli altri per essere “giusti” per noi. A me importa moltissimo invece il messaggio che questa canzoncina senza troppe pretese, piacevole e soprattutto canticchiabile, riesce a trasmettere al collettivo ora che, grazie al suo target popolare, è riuscita a sbarcare su tutte le radio, incluse quelle – niente affatto radio – di supermercati e grandi centri commerciali raggiungendo così una grossa fetta della società, quella omofoba inclusa.
La senti ormai ovunque e spesso sulle labbra di molti con quel suo “che male c’è” che è il sunto massimo della “problematica” omosessuale.
Questa canzonetta in sostanza sta facendo quello che mille arcigay non hanno mai fatto e mai faranno, punta a “loro” e non a noi che già sappiamo che di male non c’è assolutamente nulla, “loro” che non se la sono mai posta questa banalissima ma fondamentale domanda, “loro” che di fronte a questo interrogativo minimo, basilare, si trovano costretti ad ammettere – canzonetta toccante in sottofondo – che in effetti non facciamo male a nessuno e che anzi condividiamo il loro stesso tormento umano.. “Che male c’è, se ami un altro come te, l’amore non ha sesso, il brivido è lo stesso, o forse un po’ di più”.

Innamorati

A voi, donne che amate altre donne, voi uomini che altri uomini amate e non solo scopate, a voi innamorati e non soltanto arrapati, a voi che contro l’Italia, gli italiani e persino i cari colleghi omo(solo)sessuali che “i gay vogliono solo divertirsi”, “le relazioni gay sono a scadenza per definizione” etc etc, a voi che vi batte il cuore, a voi che siete uno in due, a voi rari e fortunati insomma, i miei più sinceri auguri e altrettanto sincera, onesta e benevola invidia.

Dritti al cuore

Un posto giusto per gli ex

Innamorarsi è meraviglioso, amare è stupendo e poi arriva il resto. Può essere un amore passeggero e distratto, può essere travolgente e per sempre, può essere una vita insieme e può essere anche che finisca!
Amici, amanti, compagni possono diventare, spesso diventano, ‘ex’. Hanno fatto parte della tua vita, sono stati in parte la tua vita, sanno tutto di te, sai tutto di loro, si è in ogni caso idealmente collegati anche se non più uniti, un posto nella tua coscienza e nella tua incoscienza se lo sono comunque guadagnato e, in un modo o nell’altro, faranno parte anche del tuo futuro. Ma come? Che posto riservate ai vostri ex? Dentro e fuori ma solo nel vostro letto? Amici per sempre? Nemici per l’eternità? ‘O lui o nessuno’, ‘Vorrei ma non posso’, ‘Chissà domani chessarà’ oppure l’oblio più assoluto e non una parola in più?
Cosa ne faccio degli ex? Insomma, gli ex, dove li metto? 

Sesso & Amore

Per carità, la questione è trita e sfatta ormai oltre ogni misura, perciò non ne parlerò nei termini che tutti si staranno aspettando. Partirò invece da me; lo sto facendo con una certa fatica onestamente, perchè ciò di cui vado a ragionare è ancora freschissimo e vivo sulla mia pelle e fa ancora molto male. Lo faccio qui e non sul mio diario personale perché credo che la mia esperienza possa riguardare altri e perciò scelgo di espormi a potenziale beneficio di costoro ma anche alla ricerca di un riscontro.

Può il sesso uccidere l’amore? Ovvero, prima ancora: può la mancanza di serenità (omo)sessuale, la mancanza di accettazione, compromettere il proprio trasporto sessuale fino al punto di costringerti a rinunciare alla persona che ami? Ma anche: può un disagio nella sessualità esasperarsi al punto di costringerti a perdere l’amore della tua vita?

Partiamo da me dunque e precisiamo che sto parlando del mio primo ed unico amore nonché partner sessuale e che la sintonia, almeno da parte mia, era pressocchè perfetta anche sul piano fisico. Chi mi conosce bene ha detto tempo fa che il mio amore mi è entrato nel sangue, è diventato parte di me ad un livello che onestamente io per primo non immaginavo fosse possibile. Perfetta perciò il destino doveva regalarmi qualcosa che la rendesse appunto impossibile.
La mia versione della storia è che stante una sostanziale non accettazione della natura omosessuale del mio ragazzo, una buona parte del suo essere sessuale gli è di fatto impedito, e così potente è il rifiuto, che la causa ultima di questo disagio finisce per esser fatto risalire in capo al sottoscritto. La sua versione della cosa invece deve essere più o meno del tipo “io non ho nessun problema, sei tu che me li fai venire” come a dire, “mi piacciono i pasticcini ma se me li offri tu non riesco a mangiarli”.
Due anni passati nel più svariegato e creativo susseguirsi di ragionevoli motivi per scansare, salvo qualche eccezione fortunatamente, il fatidico momento in cui io avrei “purtroppo” desiderato ciò che in sostanza si sarebbe materializzato in un vero e proprio tabù. Ho sopportato, per amore appunto, ho pazientato fiducioso, ho insistito, ne ho fatte un po’ di tutti i colori non considerando preminente ma comunque importante la privazione, fino a che il tempo non l’avrebbe trasformata in un rifiuto. Mi sono sentito allontanato con protervia, rifiutato, scartato, negato nel mentre io invece assicuravo la mia disponibilità e il mio desiderio totalmente. E piano piano qualcosa moriva; i progetti di futuro insieme, il mio desiderio di vicinanza, la mia fiducia, le speranze, non certo per la mancanza dell’atto in sé, quanto per la negazione, per la barriera che si andava fortificando, quasi io fossi un pericolo, quasi fosse un dovere e non un piacere stare con me. Stavo così bene io con il mio ragazzino trentenne, ci avrei passato volentieri il resto della mia vita se non fosse stato per la mancanza di un anello nella catena che tiene insieme una coppia, un serena intimità fisica, senza il quale tutto ha finito per disperdersi al vento. Eppure il sentimento che ci univa era forte, fortissimo, invidiato e sconosciuto a molti. Eppure..

Per rispondere quindi alle domande che ho posto in capo, la mia esperienza mi dice di si per tutte e tre. In fondo il sesso è a tutti gli effetti un “sentimento” complesso, onnicomprensivo dei più svariati aspetti della personalità, trasporto, desiderio, attaccamento, abbandono, riscontro, intimità, complicità, fiducia, dono, cura dell’altro e molti ancora, e proprio in quanto tale determina pesantemente le sorti del sentimento più propriamente riconosciuto come matrice, l’amore appunto, perché è in grado di snaturane gli strumenti attraverso cui si esplica.
In sostanza cioè, a mio avviso, i due sentimenti, sesso e amore, devono essere coerenti l’uno con l’altro per consentire a due persone di amarsi davvero, altrimenti, complice il tempo e la natura umana, il conflitto finirà per eliderli entrambi, per quanto potenti possano essere l’uno o l’altro separatamente.

Donne che ci amano

Ci sono donne eterosessuali irresistibilmente attratte da noi omosessuali. Molte volte ci sposano, a volte ci amano da lontano, come sorelle e/o fidanzatine silenziose.
Ci si può chiedere cosa induca una donna a innamorarsi di un omosessuale. Non saprei rispondere.
Spesso tali donne sono riamate, altre volte semplicemente ignorate, quando non addirittura usate.
Usate da uomini che le sposano per nascondere al mondo la propria omosessualità e/o per attrarre con la loro avvenenza altri uomini nel letto coniugale.
Ignorate da uomini che non possono amarle.
Riamate da uomini che le amano, a volte (se bisessuali) anche sessualmente. E, probabilmente, quando ciò accade, tali donne si sentono in cima al mondo: scelte da uomini che possono scegliere e pescare ovunque, sia tra altre donne, sia tra altri uomini.