Per carità, la questione è trita e sfatta ormai oltre ogni misura, perciò non ne parlerò nei termini che tutti si staranno aspettando. Partirò invece da me; lo sto facendo con una certa fatica onestamente, perchè ciò di cui vado a ragionare è ancora freschissimo e vivo sulla mia pelle e fa ancora molto male. Lo faccio qui e non sul mio diario personale perché credo che la mia esperienza possa riguardare altri e perciò scelgo di espormi a potenziale beneficio di costoro ma anche alla ricerca di un riscontro.
Può il sesso uccidere l’amore? Ovvero, prima ancora: può la mancanza di serenità (omo)sessuale, la mancanza di accettazione, compromettere il proprio trasporto sessuale fino al punto di costringerti a rinunciare alla persona che ami? Ma anche: può un disagio nella sessualità esasperarsi al punto di costringerti a perdere l’amore della tua vita?
Partiamo da me dunque e precisiamo che sto parlando del mio primo ed unico amore nonché partner sessuale e che la sintonia, almeno da parte mia, era pressocchè perfetta anche sul piano fisico. Chi mi conosce bene ha detto tempo fa che il mio amore mi è entrato nel sangue, è diventato parte di me ad un livello che onestamente io per primo non immaginavo fosse possibile. Perfetta perciò il destino doveva regalarmi qualcosa che la rendesse appunto impossibile.
La mia versione della storia è che stante una sostanziale non accettazione della natura omosessuale del mio ragazzo, una buona parte del suo essere sessuale gli è di fatto impedito, e così potente è il rifiuto, che la causa ultima di questo disagio finisce per esser fatto risalire in capo al sottoscritto. La sua versione della cosa invece deve essere più o meno del tipo “io non ho nessun problema, sei tu che me li fai venire” come a dire, “mi piacciono i pasticcini ma se me li offri tu non riesco a mangiarli”.
Due anni passati nel più svariegato e creativo susseguirsi di ragionevoli motivi per scansare, salvo qualche eccezione fortunatamente, il fatidico momento in cui io avrei “purtroppo” desiderato ciò che in sostanza si sarebbe materializzato in un vero e proprio tabù. Ho sopportato, per amore appunto, ho pazientato fiducioso, ho insistito, ne ho fatte un po’ di tutti i colori non considerando preminente ma comunque importante la privazione, fino a che il tempo non l’avrebbe trasformata in un rifiuto. Mi sono sentito allontanato con protervia, rifiutato, scartato, negato nel mentre io invece assicuravo la mia disponibilità e il mio desiderio totalmente. E piano piano qualcosa moriva; i progetti di futuro insieme, il mio desiderio di vicinanza, la mia fiducia, le speranze, non certo per la mancanza dell’atto in sé, quanto per la negazione, per la barriera che si andava fortificando, quasi io fossi un pericolo, quasi fosse un dovere e non un piacere stare con me. Stavo così bene io con il mio ragazzino trentenne, ci avrei passato volentieri il resto della mia vita se non fosse stato per la mancanza di un anello nella catena che tiene insieme una coppia, un serena intimità fisica, senza il quale tutto ha finito per disperdersi al vento. Eppure il sentimento che ci univa era forte, fortissimo, invidiato e sconosciuto a molti. Eppure..
Per rispondere quindi alle domande che ho posto in capo, la mia esperienza mi dice di si per tutte e tre. In fondo il sesso è a tutti gli effetti un “sentimento” complesso, onnicomprensivo dei più svariati aspetti della personalità, trasporto, desiderio, attaccamento, abbandono, riscontro, intimità, complicità, fiducia, dono, cura dell’altro e molti ancora, e proprio in quanto tale determina pesantemente le sorti del sentimento più propriamente riconosciuto come matrice, l’amore appunto, perché è in grado di snaturane gli strumenti attraverso cui si esplica.
In sostanza cioè, a mio avviso, i due sentimenti, sesso e amore, devono essere coerenti l’uno con l’altro per consentire a due persone di amarsi davvero, altrimenti, complice il tempo e la natura umana, il conflitto finirà per eliderli entrambi, per quanto potenti possano essere l’uno o l’altro separatamente.