Il 10/10 a Roma marciamo per i nostri diritti

Da oggi Arcigay sta proponendo a tutte le sigle del mondo gay italiano di indire per il 10 ottobre prossimo (dalle 15 alle 18) “una grande marcia a Roma, per i diritti e la dignità delle persone LGBT.”
La marcia si propone di protestare contro l’omofobia e di chiedere al Parlamento italiano uguali diritti per le persone LGBT.

Spero che il mondo gay aderisca compatto all’iniziativa.

Qui il comunicato

Gaiamente Sanremo

Se su youtube anche solo l’audio dell’intervento di Benigni a Sanremo è stato censurato per via dei diritti d’autore reclamati dalla Rai, su Facebook la pubblicazione del video ha ottenuto in poche ore oltre 1400 apprezzamenti positivi e un numero spropositato di commenti.
A vedere il video, non sfugge che dopo un primo timido applauso al “l’omosessualità non è un peccato, l’unico peccato è la stupidità”, gli applausi che sono seguiti sono stati scroscianti; l’Italia rappresentata dalla platea sanremese si dimostra unanimemente contro qualsiasi discriminazione dell’amore omosessuale.
Da come la vedo io – il pessimismo della ragione -  una buona parte degli applaudenti credo fossero della peggior razza omofoba e vigliacca, un’altra consistente semplicemente di ipocriti sfacciati.

Quel che importa a me qui però non è di fare la conta del consenso o del dissenso nel paese, relativamente alla causa GLBT, qualasiasi gay vive questo sondaggio sulla propria pelle quotidianamente e per la vita intera, quel che importa a me è di rilevare come la causa omosessuale, intesa come preoccupazione di diffondere nel paese il concetto di pari dignitià tra amore etero e amore omo, sia in questo momento in mano AI COMICI!!

La Litizzetto prima, Benigni ora, altri qua e là, si fanno carico di cavalcare posizioni oggettivamente scomode per quello che è il loro personale consenso di professinisti, non temendo le scomuniche papali, le censure professionali e i tanti nasi arricciati degli altrettani omofobi ubiquitari nel nostro paese.

E intanto Arcigay che fa? L’associazione di omosessuali più rappresentativa delle istanze gay italiane, un’associazione con milioni di iscritti, e conseguenti milioni di euro di quote di sottoscrizione, che fa? Arcigay stampa tessere per l’accesso ai bordelli, perché si sa, la preoccupazione più importante dei gay italiani qual è? Poter entrare nei bordelli ghetto ovviamente.

Gaymarketing

Da qualche tempo seguo con molto piacere ed interesse “Famiglia Fantasma“, il sito del nostro coautore Gian Mario che qui si dediica purtroppo soltanto alle soft cose ma che altrove è un agguerrito combattente di homorivendicazioni, quelle serie per intenderci. Mi appassiona Gian Mario perché è uno di quelli che ci crede e lo fa sul versante della concretezza, seppure con un ottimismo che a volte lascia perplessi, forse dovuto alla grande attenzione che dedica a tutto ciò che accade fuori dai confini (italo)vaticani e che effettivamente lascerebbe ben sperare se non fossimo appunto, nostro malgrado, sotto il governo di sua maestà Beneddeto XVI.
La questione che però lasciano sempre in sospeso i dibattiti suscitati da Gian Mario riguarda non tanto l’opportunità o la giustezza di certe rivendicazioni ma la loro “tempestività”. Le appassionate e intelligenti discussioni attivate dal collega mi costringono cioè sempre a chiedermi se l’Italia sia poi davvero pronta ad un dibattito collettivo su questi temi e come eventualmente sarebbe orientata.
Nonostante possa sembrare di modesta rilevanza, faccio presente a quanti vivessero nella parte peninsulare del bel (?) paese che, al contrario di quanto loro appaia, il peso politico della Lega è in vertiginosa ascesa, grazie al buon governo locale che da queste parti è difficile da eccepire (la quasi totalità dei piccoli comuni è amministrato, e con buoni risultati, ormai da anni proprio da giunte leghiste). E proprio la Lega, nel recente passato, ha pubblicamente ed esplicitamente incluso le tematiche omosessuali nelle proprie campagne elettorali, includendoci nelle liste di prescrizione insieme a Turchia (adesione alla EU), immigrati (irregolari o pretenziosi di diritti), pedofili, delinquenti etc etc.
In sintesi, il vaticano non è la sola forza in campo che impegna tempo, risorse, energie e persone a creare e combattere il nemico omosessuale, ma ce ne sono anche altre e, quassù soprattutto, i primi frutti si riescono già a vedere nel comune sentire della popolazione.
Forse è vero quanto dice spesso Gian Mario che l’unico modo per farci accettare è quello di uscire il più possibile allo scoperto e mettersi in gioco, io però penso che di fronte ad un simile potere di fuoco necessitino anche strumenti e mezzi ben più incisivi, in grado cioè di competere allo stesso livello di efficacia. Siamo nell’era della comunicazione di massa in cui sono le regole del marketing a fare la differenza; per questo, secondo me, occorre un soggetto politicamente ed economicamente in grado di sostenere, direttamente ed indirettamente, esplcite campagne a favore della normalizzazione omosessuale, proprio attraverso gli strumenti che il marketing utilizza per informare su prodotti, eventi, correnti di pensiero e via dicendo. Serve dirlo o è chiaro a tutti che l’unico soggetto in grado di rappresentarci, o quanto meno guidare una cordata di differenti rappresentanze omosessuali, non può che essere Arcigay? Ed è di fronte a questa considerazione che l’ottimismo di Gian Mario non riesce più a vedermi partecipe; che speranze potremmo mai avere di farcela nel momento in cui la più importante, se non l’unica, associazione omosessuale con una qualche possibilità di riuscita preferisce dedicarsi alla stampa di lasciapassare per bordelli e carnai di ogni risma invece che provare a cimentarsi con la realtà diffusa degli omosessuali e i suoi bisogni non corporali?

Che male c’è

Anna TatangeloIl testo è controverso e ben si presta alle tante critiche mosse da molti commentatori e gruppi omosessuali.
A me però onestamente importa molto poco l’ennesima disquisizione rancido-filosofica su come dovrebbero vederci, pensarci, parlarci, trattarci ed essere gli altri per essere “giusti” per noi. A me importa moltissimo invece il messaggio che questa canzoncina senza troppe pretese, piacevole e soprattutto canticchiabile, riesce a trasmettere al collettivo ora che, grazie al suo target popolare, è riuscita a sbarcare su tutte le radio, incluse quelle – niente affatto radio – di supermercati e grandi centri commerciali raggiungendo così una grossa fetta della società, quella omofoba inclusa.
La senti ormai ovunque e spesso sulle labbra di molti con quel suo “che male c’è” che è il sunto massimo della “problematica” omosessuale.
Questa canzonetta in sostanza sta facendo quello che mille arcigay non hanno mai fatto e mai faranno, punta a “loro” e non a noi che già sappiamo che di male non c’è assolutamente nulla, “loro” che non se la sono mai posta questa banalissima ma fondamentale domanda, “loro” che di fronte a questo interrogativo minimo, basilare, si trovano costretti ad ammettere – canzonetta toccante in sottofondo – che in effetti non facciamo male a nessuno e che anzi condividiamo il loro stesso tormento umano.. “Che male c’è, se ami un altro come te, l’amore non ha sesso, il brivido è lo stesso, o forse un po’ di più”.