Grazie all meravigliosa spregiudicatezza di un tempo del mio carissimo amico e coautore Maskione, su queste pagine sono ormai davvero molti gli etero, sé dicenti tali, che raccontano delle loro esperienze in gioventù in qualche modo più o meno arditamente non proprio etero. C’è chi, l’ultimo in ordine di tempo, “puntava” il suo uccello tra le chiappe del giovane cuginetto, chi da un porno in compagnia scopre il piacere di maneggiare il cazzo altrui, chi dal maneggiare finisce poi con l’avventarsi bocca e culo sul bastoone dell’amico, e mille altri esempi che i curiosi potranno scovare nei tanti e vari post “osé” in archivio. La casistica è varia insomma, ma una cosa in qualche modo accomuna tutti o quasi i protagonisti di queste storie: in molti smettono.
Da quel che si può leggere in questa nostra micro casistica pare cioè sussista un elemento molto interessante. Nel momento in cui la sessualità si forma e si sviluppa, alle prime sperimentazioni, i primi approcci, capiterebbe spesso di mettere in pratica comportamenti più o meno arditi ma inequivocabilmente, serenamente e liberamente omosessuali che poi però vengono altrettanmto spesso abbandonati.
La domanda che segue è inevitabile quanto forse provocatoria: quale potente forza o misterioso incantesimo ha “convertito” tutti costoro? E se io osassi pronunciare la parola “educazione”? E se le affiancassi l’aggettivo “eterosessuale”? E magari anche l’avverbio “rigidamente”?
Alla propria natura non si sfugge, questo lo sanno tutti gli omosessuali di sempre, e vale ovviamente anche per gli “etero solo etero”, ma sembra lecito ed interessante chiedersi anche quanti di questi “eterosessualissimi” sarebbero tali se non gli fosse stata impartita una severa lezione che li avesse convinti di quanto faccia “schifo” quello che fin dai loro primi vagiti sessuali gli piaceva invece tanto.
Riguardo questa immagine tanto si sta parlando e tanto ci si sta scontrando. Altrove nel mondo non ha creato scandali e questo dice tutto di noi, noi italiani, gay e non. 








