Fuga dall’Italia

Non c’è omosessuale in Italia che non abbia pensato di andare via da un paese che per i gay è oggettivamente ostile ad ogni livello. I recenti pronunciamenti del nostro parlamento in tema di discriminazione omofoba non lasciano alcuna speranza che almeno per i prossimi decenni, l’Italia possa fare qualche pur misero passo avanti in merito ai pari diritti che i gay, cittadini non ancora alla pari, rivendicano e ormai stanno ottenendo in tutta Europa.
Da tempo anche io vorrei – avrei voluto – andar via da questo paese che sempre più mi viene in odio, concittadini inclusi, ma il mio carattere e la mia storia me lo impediscono. Proprio dalla mia esperienza diretta mi permetto quindi di dare un consiglio paterno – una proposta di riflessione – ai giovanissimi gay che eventualmente qui leggono e che in un paese senza speranze per loro volessero invece continuare a coltivarla una speranza.
In fondo nella nostra sfortuna di italioti siamo invece piuttosto fortunati vivendo nell’area del pianeta in cui, in definitiva, le opportunità di “normalità omosessuale” sono molto vicine e assolutamente a portata di mano, oltre che forse ai massimi livelli.

In Europa, salvo le sue isole di inciviltà omofoba- tra cui svetta appunto l’Italia – è un “paese” in cui gli omosessuali si possono sposare, posso creare una famiglia e possono anche avere figli, possono cioè vivere la loro vita da cittadini come tutti gli altri. 
Se tutto ciò è ancora nelle vostre speranze, allora considerate prioritaria la maturazione di quegli strumenti che al momento opportuno consentano di prendere la via della civilità e lasciare il nostro bel paese e la sua brutta gente esclusivamente tra le mete delle vacanze estive.

E allora studiare l’inglese come fosse una questione di vita o di morte, cogliere ogni possibile occasione per viaggiare e conoscere le tante possibilità che il nostro continente finalmente unito consente, studiare magari all’estero posto che al giorno d’oggi uno studente fuori sede che sia a qualche ora di treno o un’ora di aereo poco cambia. Quel che a vent’anni però ancora vi sarà difficile capire è che proprio a vent’anni è il momento di decidere e scegliere, perché se a vent’anni è tutto sommato piuttosto semplice prendere l’aereo e costruirsi una vita altrove, a trenta diventa  estremamente difficile, a quaranta praticamente impossibile.

Omofobia? Chisenefrega!

Preferisco sempre riflettere sulle cose con un certo distacco, anche temporale, rispetto al momento in cui la questione sorge, ad evitare che la rabbia e la passione prendano il posto della lucidità..

Orbene era infine approdata nel nostro parlamento una proposta di legge che mirava a sancire una aggravante per i reati di natura omofoba.
Non era una formulazione particolarmente brillante per affrontare il problema ma questa era. finalmente l’occasione per sancire a livello legislativo che anche questo paese, insieme a molti altri, non tollera le discriminazioni legate all’orientamento sessuale al pari di come, giustamente, non si tollerano le discriminazioni per razza, religione e così via.
La proposta è stata immediamente liquidata con uno stratagemma e le spiegazioni portate dalle forze politiche che l’hanno bocciata hanno dell’incredibile, arrivando a sollevare lo spauracchio dei matrimoni e delle adozioni per i gay (che non si capisce poi perché siano tanto a maggioranza, persino tra gli stessi gay, legittimati come “derive”).
Avrebbe dovuto essere solo una sorta di dichiarazione di pricnicpio, posto che pestare una persona, che lo si faccia perché nero, ebreo, gay o soltanto antipatico rimane un reato di per sé e come tale viene comunque perseguito. Il principio che discriminare un omosessuale è non solo illegale ma incivile e quindi la legge, che cività enuncia e regola, pone in atto tutto ciò che può per evitare che pervada i rapporti tra le persone.

E invece no, se un messaggio il nostro parlamento è riuscito a far passare e che in definitiva è largamente condiviso dalla popolazione che questo parlamento ha eletto, è il messaggio opposto: l’omofobia non è una cosa abbastanza grave per gli italiani da giustificare una menzione legislativa, come minimo non è affare che riguarda la civiltà italica nel suo complesso, al più è affare dei gay italiani, che se la sbrighino da loro.

L’Italia lancia a noi gay un messaggio attraverso la sua massima rappresentanza popolare. libera per di più per l’occasione da vincoli di aderenza partitica: omofobia? CHISENEFREGA!!

Un sorriso da ricordare non sempre è di donna

Boris Kniaseff

La gaffe sulla poesia di Eugenio Montale da commentare per il tema della maturità la dice lunga sull’omofobia di questo governo, ne è una sorta di cartina di tornasole: un sorriso che un uomo ricorda, infatti, per chi ci governa è necessariamente solo un sorriso di donna. Lo è anche se nella poesia ci sono due rimandi incontrovertibili:

-         la dedica a “K.” (ovvero il danzatore russo Boris Kniaseff, attivo come Maestro di danza anche in Italia),

-         e l’esclamazione usata dal poeta per indicare il protagonista: “o lontano” (ovvero, o tu che sei lontano; lontano e non lontana!).

Attenzione: non mi risulta che Montale fosse gay. L’aver dedicato una poesia che contiene i versi “il tuo aspetto s’insinua nella memoria grigia / schietto come la cima di una giovinetta palma”, fa di lui una persona davvero aperta di mente.

Ma siamo nel 2008 o nel medioevo…?

“Ma siamo nel 2008 o nel medioevo…?” ha chiesto stupita la fidanzata dello stilista Coveri jr di fronte a un atto di omofobia rivolto contro il suo etero-boy.

Sì, mia cara, siamo nel medioevo e non te ne eri mai accorta perché sei eterosessuale. Noi gay, invece, che l’omofobia la viviamo quotidianamente, siamo assolutamente consapevoli di vivere in uno stato (quello italiano) medioevale, retrogrado, omofobo, violento, oscurantista, ignorante…

Ovviamente, la notizia di un atto discriminatorio ha fatto clamore solo perché la vittima non è gay, altrimenti sarebbe passata sotto silenzio come sempre quando le vittime di omofobia siamo noi omosessuali.

Qui per sapere cosa è successo.

Sesso Italia

Pelle“Il sesso ci mette ancora a disagio, soprattutto se dobbiamo raccontare le nostre esperienze con sincerità, senza filtri”.
Si conclude con questo super-sunto il documentario Pelle, di Alberto D’Onofrio, venti micro storie di ordinaria e straordinaria sessualità in serrata successione. Ed è una sorta di estremo paradosso alla fine di due ore e più, completamente calati nell’universo sessuale  italiano contemporaneo, raccontato in modo esemplare in quanto a serenità, onestà e schiettezza dai diretti protagonisti, uomini e donne di tutti i giorni, ognuna con la propria identità, la propria sessualità, il proprio equilibrio, pur nelle situazioni apparentemente più atipiche. 
Si parla di sesso praticamente dalla prima all’ultima ripresa ma in modo così naturale che la sessualità finisce quasi in secondo piano fino a diventare una delle tante vie possibili per raccontare la vita e l’uomo; emozioni, desideri, paure, necessità, nella sfera che la società ancora relega ad un privato privatissimo e che invece è parte integrante e presente dell’essere quotidiano.
Il quadro che emerge è di una articolata molteplicità di casi, talmente diversi tra loro e talmente unici che diventa praticamente impossibile attribuire etichette o categorie di sorta non più solo a quelle appena viste in video ma anche a tutte le altre non ancora conosciute. Ognuno fa caso a sé nel sesso, come del resto nella vita non sessuale, ed ognuno è normale e sereno a modo suo.
Da vedere e da consigliare per una boccata di rassicurante ossigeno in un paese che ancora vive un generale imbarazzo e un profondo disagio per tutti i fatti di sesso.

Se lo conosci lo eviti

2007-10-20 14:49
Aids: aumentano infezioni in Italia
Specie in alcune aree del Paese
(ANSA) – ROMA, 20 OTT – In alcune aree del nostro Paese negli ultimi tempi si osserva la tendenza all’aumento delle nuove infezioni del virus dell’Aids. Lo ha detto l’epidemiologo dell’Istituto superiore di sanita’ Gianni Rezza nel corso del convegno nazionale dell’Anlaids conclusosi a Rimini. “Il lieve incremento – ha detto Rezza – avviene dopo un periodo di sostanziale stazionarieta’ delle infezioni ed e’ ancora poco visibile”.

Dato che – come annuncia l’ANSA – in Italia l’AIDS è in aumento, perché non viene programmata una massiccia campagna pubblicitaria contro il diffondersi dell’epidemia?
Personalmente ricordo ancora quella che fu realizzata negli anni Ottanta.