Due volte genitori

Due volte genitori

Due volte genitori

Chirurgo, ingegnere, avvocato, astronauta, calciatore.. chi più ne ha più ne metta. Quale neomamma o neopapà non si è ritrovato a vagheggiare su queste ed altre mille ipotesi? E se tuo figlio fosse anche omosessuale? No, questa ipotesi no, nessun genitore oserà mai supporre, in Italia sicuramente, perché si sa, essere omosessuale è un po’ una tragedia, come un tumore, una disabilità, un incidente stradale, lo si affronterà se mai dovesse capitare, del resto vuoi che capiti proprio a nostro figlio?
E poi capita però, suppergiù una volta su dieci, e mamma e papà non potranno che viverla come avevano previsto: una tragedia. Il mondo gli crollerà sotto i piedi, si ritroveranno uno sconosciuto come figlio, si sentiranno colpevoli, traditi, impotenti, arrabbiati, confusi. Quella singola semplice plausibile ipotesi che non fecero, per un folle tabù, per un’acritica accettazione della morale dominante, per una comprensibile debolezza di fronte alla prepotenza delle maggioranze, li costringerà a ricominciare tutto d’accapo, a diventare appunto una seconda volta genitore e il primo passo sarà quello di comprendere che questa tragedia l’avrà vissuta anche il loro ex pargolo e spesso per molti anni, prima che le persone su cui avrebbe dovuto maggiormente confidare potessero farne parte, e soprattutto che loro l’avranno dovuta vivere giovani, indifesi, deboli, senza strumenti culturali, senza la forza della maturità, senza sostanzialmente alcun aiuto: soli, pur se circondati da tutto l’affetto di cui i migliori genitori possono essere capaci.
Due volte genitori, il film/documentario prodotto dall’AGEDO, l’associazione dei genitori di omosessuali, che attraverso le voci dei suoi iscritti, esperienze di vita vissuta, vera, non romanzata, dal racconto dei protagonisti in prima persona, provano a dare forma e materia a questa sorta di tragedia invisibile, taciuta, fantasma. Una tragedia certo, ma inaspettatamente di un tale impatto emotivo da creare in sala irrefrenabile ilarità. Si ride, e molto, si ride delle debolezze umane, delle pochezze di alcuni, della forza di altri e non manca neppure in questo caso un lieto fine: la tragedia in verità tale non era, ovvero avrebbe potuto non essere!
Dovrebbero vederlo tutti questo documentario, figli e genitori, figli omosessuali e non, genitori di omosessuali e non, tutti quanti quando era il caso di fare quella famigerata plausibilissima, banalissima ipotesi non la fecero, perché sarebbe bastato quello forse per evitarla, la tragedia “omosessualità”.

Controversa omosessualità

Contrariamente a quanto pensano i più, io non sottoscrivo affatto l’ipotesi che in Rai alberghino soltanto emeriti imbecilli, al contrario penso che chi lavora nella maggiore azienda editoriale del nostra paese sappia esattamente cosa sia e come funzioni la comunicazione.
Chiunque abbia visto la versione integrale di “Brokeback Mountain” si sarà stupito di come sia stato possiible censurarlo. Io stesso al tempo scrissi che l’intero movie non lascia spazio alla minima concessione pur lontanamente erotica; la scena più osé che ci si può vedere è infatti un accenno – e sottolineo “accenno” – di rapporto sodomitico tra il protagonista principale e sua moglie, il ché la dice lunga per un film che tutti sostengono essere a tematica omosessuale.
E allora perché censurare ugualmente ciò che censurabile non sembra proprio, ma soprattutto perché una censura sapendo perfettamente che avrebbe scatenato le ire delle potenti lobby gay oniriche del Vaticano (magari esistessero e magari fossero potenti)?
A mio modesto avviso – lungi dal voler partecipare all’odioso gioco italico delle dietrologie e delle complottologie – l’unico messaggio possibile che gli esperti Rai volevano far passare è in effetti passato, complice un associazionismo glbt che non poteva fare altrimenti che promuoverlo suo malgrado. Il  paese intero è stato coinvolto, informato – educato! – alle “controversie faccende gay”, perché non c’è normalità neppure in un “normalissimo” film romantico con due uomini protagonisti; non c’è normalità possibile in due uomini che si baciano, non c’è normalità possibile in due uomini che si amano. Niente normalità se c’è di mezzo l’omosessualità, ci vogliono i timbri della censura, le autorizzazioni di orario, le pellicole “predisposte per”, le interrogazioni parlamentari, i comunicati stampa, le proteste ufficiali, le repliche programmate a saldo del fantomatico errore.
Non c’è miglior favore che si possa fare alla sottocultura omofoba che non convincere le masse, pur aperte e moderate a riguardo, che “gay” faccia rima con “problema”, “difficoltà”, “controversia” appunto, un favore che allontana sempre più la normalizzazione, l’unica cosa di cui ci sarebbe bisogno.

Uno su dieci l’ha fatto. E tu?

Gli studenti del Liceo Parini di Milano hanno fatto un’inchiesta sull’omosessualità distibuendo 200 questionari. Dai risultati si apprende che quasi 10 pariniani su 100 hanno dichiarato di avere avuto un´esperienza omosessuale, e 14 non escludono di poterne avere in futuro.

E tu? Hai mai avuto esperienze omosessuali durante gli anni del Liceo?

Qui per la notizia completa.

(o-mo-ses-su-à-le)

Premesso che non sono etero e da queste parti si prova a guardare in faccia la realtà in modo piuttosto sereno, mi sono permesso di cercare “omosessualità” sul vocabolario e su Wikipedia:

omosessuàle: omosessuàle 
(o-mo-ses-su-à-le) agg., detto di persona che ha inclinazione erotica verso individui del suo stesso sesso.

La parola omosessualità definisce l’attrazione sessuale e/o affettiva di alcuni individui verso altri del loro stesso sesso; si differenzia dalla eterosessualità, che vede l’attrazione verso persone dell’altro sesso, e dalla bisessualità, che indica l’attrazione per individui di ambedue i sessi. Tali definizioni riguardano la sfera dell’orientamento sessuale umano, distinto dall’identità di genere fra le cui manifestazioni è compresa la transessualità.

Cioè, cari i miei “premesso che sono etero”, se vi piacciono le chiappe e il pisello del vostro amico, COL CAZZO CHE SIETE ETERO! E scusatemi se mi arrabbio ma questo vostro distinguo suona molto come lo scrollarsi di dosso la polvere dopo aver toccato qualcosa di schifoso che però, amici miei, schifoso non è affatto.
“Omosessuale” è soltanto un termine che indica esattamente, tra le tante, anche la vostra condizione di persone interessate da una sessualità come la vostra; a vario titolo, per varie ragioni, per un certo tempo, in una certa situazione, a certe condizioni etc etc ma comunque, come minimo, “anche”omosessuale è chi fantastica, desidera, e interagisce sessualmente con individui del proprio sesso. Il sottrarsi a questa definizione, quando invece se ne fa parte, non fa altro che sottolineare che la si considera un marchio di infamia o uno spaventosa condizione.
Premesso dunque che siete almeno bisessuali, sappiate che le vostre pulsioni paiono assolutamente lecite, normali, degne, per nulla trasgressive. E non preoccupatevi, che non vi verrà mandato a casa un boa di struzzo e un paio di tacchi a spillo da indossare al prossimo gaypride, che potrete tranqullamente sposarvi con tanto di organo, preti e crocefissi, che nessuno vi impedirà di procreare e di allevare prole e diventare magari anche nonni, godere dei diritti e delle agevolazioni alla coppia e tutto il resto. Insomma, sbattetevi quanti amichietti vi pare che nessuno vi toglierà le vostre prerogative “etero” che etero in realtà non sarebbero se non fosse che proprio voi etero volete impedirle solo a noi omosessuali.

Darwin si sbagliava

A proposito dell’omosessualità Darwin è stato già citato su questo blog.  Personalmente ho già scritto che quella di Darwin è e resta solo una teoria. Studiando il mondo animale si scopre che l’omosessualità è un fatto… comune: gli animali evoluti hanno rapporti omosessuali tra loro. Questo lo si sa già da parecchio tempo e ogni volta che qualche scienziato lo ribadisce ci si stupisce come di una novità. Credo che ciò, in gran parte, sia dovuto alla pigrizia mentale di dovere ammettere che Darwin si sbagliava su certi argomenti, prima fra tutti su quello della devianza sessuale (masturbazione compresa).

Oggi Gay.TV pubblica un articolo sull’argomento, di cui cito alcuni passi, rimandando alla lettura completa:
“Pinguini, bisonti, scimmie, leoni, fenicotteri, delfini: sono tanti gli animali che si accoppiano con partner dello stesso sesso e addirittura mettono su famiglia. Se fosse un’anomalia o una tara genetica la natura avrebbe dovuto porre rimedio già molto tempo fa. Ma se essere gay invece fosse del tutto naturale?
[...] secondo il portale Life-science sono quasi 500 le specie animali nelle quali sono documentati comportamenti gay e che, come efficacemente osserva la pubblicazione scientifica Seed, sarebbero decapitate se vivessero in Arabia Saudita. [...]
Nel 1997 la biologa americana Joan Roughgarden, docente all’università di Stanford, si era recata al Gay Pride di San Francisco per sfilare con un gruppo di transessuali (n.d.r. la Roughgarden è una transessuale): “ero stupita da quanti gay, lesbiche, bisessuali e transessuali ci fossero al gay pride, la materia che insegno considera l’omosessualità una specie di anomalia. Ma se lo scopo del rapporto sessuale è solo la riproduzione, come sosteneva Darwin, perchè ci sono tanti gay? Per molti biologi si tratta di una specie di difetto (ma) se così fosse, gli omosessuali e le lesbiche sarebbero un errore che la natura avrebbe dovuto correggere molto tempo fa. Ma non è successo. A un certo punto ho avuto un’illuminazione: quando una teoria scientifica sostiene che qualcosa non funziona in tante persone, forse c’è qualcosa che non va nella teoria“. [...] se guardiamo all’omosessualità da un punto di vista sociologico, comincia a risultare chiaro il motivo che ha spinto la scienziata a definire l’omosessualità un elemento caratteristico delle società avanzate, [...] “I rapporti omosessuali sono uno dei modi per creare un’intimità fisica – dice la Roughgarden – Quando gli animali hanno un comportamento omosessuale, significa che stanno usando i genitali per fini sociali“. Al contrario di Darwin che riteneva il nostro stato naturale il conflitto, la Roughgarden è propensa invece per la collaborazione e l’omosessualità è un preludio alla cooperazione sociale, un modo per evitare disordini e conflitti [...]“

Encantado a nudo: Caro Homopage…

Caro Homopage,
è un onore fare parte di una piccola factory di froci e non. E’ un onore poter avere la possibilità di esprimersi, sempre. Mi chiedo come sarebbe la mia vita se non fossi stato così frocio e felice. Mi chiedo come sarebbe stato se avessi dovuto preoccuparmi del giudizio altrui, se avessi dovuto combattere con me stesso, se fossi stato come uno di quelli che si nascondono per paura di essere scoperti da chissà cosa poi… Caro blog io lo so che non è facile essere felici di se stessi pero’ uno deve pur cominciare da qualche parte non credi? Oggi ho letto la
lettera di un ragazzo che ha rinunciato all’amore per un uomo a causa di un pregiudizio. Io lo so che il pregiudizio me lo ficco nel xxxx (mi hanno chiesto esplicitamente di non essere cafone qui dentro quindi cerco di autocensurarmi) e non posso pretendere di avere il mondo come decido io ma come potrei fare ad innescare un meccanismo? Come posso cambiare le cose? Io non sono nessuno, lo so bene caro blog… Pero’ mi chiedo: se ci sono ruscito io ad essere felice perchè un ragazzo che prova ad amare un altro ragazzo deve rimanere vittima di un pregiudizio? Per la fede? Per una religione che diventa sempre più lontana dall’uomo? Per la signora del piano di sotto che mi guarda con la faccia intimorita perchè pensa che sono malato solo perchè mi faccio rompere il xxxx da un uomo? O perchè la mia mamma avrebbe voluto che fossi diverso da quello che sono? Uhm… davvero non mi quadra tutta questa storia, mio caro blog! La mia mamma credo voglia la mia felicità… beh quella ce l’ho! La signora del piano di sotto non esce di casa più nemmeno per fare la spesa, quindi non credo sappia cosa succede li fuori, sarà una fonte poco attendibile! La fede… beh quella ce l’ho, ci credo al mio Dio e credo anche che sia felice se sono capace di amare. Poi lui stava sempre dalla parte dei più deboli quindi sta pure dalla parte mia perchè ho sofferto anche io. La religione… uhm… quella è degli uomini non di Dio. La religione la fanno gli uomini che hanno bisogno di organizzarsi per fare guai sul pianeta. Io di guai già ne ho fatti tanti e l’ho scampata… meglio che la religione la lascio perdere! Lo so, ho scritto tanto… ma solo per condividere la mia felicità. Non è facile di questi tempi. Ma credo che se nel mio piccolo un sasso lo sposto, forse lo sposti pure tu e dietro di te lo farà qualcun altro. Puo’ darsi che dietro tutti questi sassi ci sia qualcosa di buono perchè… io dietro non ci voglio stare.
Tuo,
Encantado

Gay nei telefilm

La rivista – Telefilm Magazine - è di quelle che si sfogliano al supermercato o dal parrucchiere, ma in coda al numero di novembre pubblica una curiosa lista di “icone gay” delle serie più note in TV.
Non guardo molta televisione ultimamente ma non posso che salutare con gioia la presenza di personaggi omosessuali nelle serie TV. Ho sempre trovato frustrante non avere riscontri nel quotidiano televedere, perciò non può che sollevarmi sapere che da un po’ anche noi siamo nel tubo catodico come nella vita che rappresenta, ma soprattutto sembra evidente che l’unica via per quella normalizzazione che in molti cerchiamo non può prescindere dalla televisione e dalla sua “normale” quotidianità.

Telefilm Magazine

Valore aggiunto

Per certi versi una provocazione forse, per altri un riflessione seria di qualche giorno fa, quando, solo come sempre, provavo ad indagare con maggiore consapevolezza desideri, sentimenti, passioni e trasporti, sessuali inclusi.
Escludendo da questa mio pensiero chi, per una ragione o per un’altra, avesse scelto un orientamento quasi eslusivamente di qua o di là della mitica e mai accettata suddivisione gay “attivo/passivo”, mi sono concentrato su quelli più o meno come me che non hanno interesse o piacere a definirsi e vivere nell’uno o nell’altro mezzo universo ma che spaziano senza porre limiti o direttive alle proprie istintive pulsioni e ispirazioni.
Per la prima volta in vita mia ho provato una sensazione che mai mi sarei aspettato, forse non più abbastanza memore di quanto è stato tortuoso e iperbolico il mio percorso di accettazione. Mi sono sentito “fortunato”, oserei dire pure “più” qualcosa in confronto ad un eterosessuale medio ma anche rispetto ai gay ipse dixit “veri maschi” o ”vere femmine”.
In fondo a noi gay cosiddetti “versatili” è dato forse uno speciale privilegio, quello di vivere aspetti così diversi della personalità umana e così insolitamente concomitanti in una “normale” maschilità. Forse, nel continuo sperimentarsi su versanti differenti del proprio essere, si crea una sorta di valore aggiunto dell’omosessualità che, forse – ripeto – è in grado di renderci maggiormente articolati, più complessi e, perché no, più “completi” in confronto a chi invece certe esperienze si nega o naturalmente esclude e parlo ovviamente di esperienza psicologica, emotiva, non certo di mera esperienza fisica così esageratamente sopravvalutata sia da chi la osanna che da chi la aborra.
Sia chiaro, non servirebbe certo specificarlo se non fosse per certa orrenda malafede imperversante, non sto certo ipotizzando una improbabile gay “superiorità”, ma non vedo ragioni per non concedermi ad un pizzico di orgoglio per una possibile rara e preziosa particolarità regalatami dal mio essere omosessuale.

Scandalosi geni

Regione Toscana contro l'omofobiaRiguardo questa immagine tanto si sta parlando e tanto ci si sta scontrando. Altrove nel mondo non ha creato scandali e questo dice tutto di noi, noi italiani, gay e non. 
Non voglio qui aggiungermi ai tanti che ne hanno discusso perché mi pare davvero si presti a differenti interpretazioni,  voglio però rilevare che in qualche modo questa immagine ha messo d’accordo molti, gay e non, omofobi e non, che all’unisono si sono scagliati contro una presunta possibile origine genetica dell’omosessualità, inedita unità di intenti su cui si potrebbe seriamente discutere.
Comprendo le ragioni a detrazione di questo orientamento di pensiero ma sento ugualmente la necessità di emanciparmi da questo sdegno comune perchè se anche non facesse piacere a nessuno che la Terra continui noiosamente a ruotare intorno al Sole, questa continuerebbe a farlo ugualmente e sfido chiunque ad eccepire.
Grazie ai miei geni io ho la testa piena di capelli nonostante in molti alla mia età non ne abbiano quasi più; grazie ai miei geni io posso permettermi di non conoscere nemmeno il mio dottore mentre altri sono costretti a continue e svariate cure mediche da anni; grazie ai miei geni posso guardare il mondo da qualche centimetro più in su della stragrande maggioranza dei miei simili,  eccetera eccetera eccetera. Io “sono” quello che i miei geni hanno generato, appunto, in seguito alle molteplici interazioni fisiche, biologiche, ambientali, circostanziali e tutto il resto.
E’ pacifico che se il mio corpo reagisce in un certo modo sessualmente questa cosa dipenda come minimo “anche” da quel che i miei geni hanno previsto o disposto.  Io non vedo scandalo alcuno in questa banalissima ovvietà, semmai posso condividere il biasimo per l’uso che di questo assunto alcuni fanno. Trovo invece ridicolo oltre ogni limite l’approccio equilibrista  molto diffuso tra i colleghi gay che precisano (?) “gay non si nasce, non si diventa e non si sceglie, gay semplicemente si è”. Eggià! Non sono nato alto, non ho scelto di essere alto, non sono “diventato” alto dopo essere stato basso ma in effetti “sono” alto.
Qualcuno potrà eccepire che il genoma non esiste o che in realtà sia un’invenzione fantasiosa di qualche scienziato pazzo, ma i più riconosceranno che il fatto che io “sia” alto dipenda dai miei geni senza che ciò, spero, scandalizzi nessuno.
Chissà perché invece non può dipendere dai miei geni il fatto che a me facciano arrapare i maschi e non le femmine. Mah! Cosa avranno mai di così osceno le mie basi azotate non saprei dire. In ogni caso, lorsignori si scandalizzino pure quanto credono ma i miei geni miei sono e miei restano e guai a chi me li tocca!

Ti presento i miei: papà e … papà.

Prendendo spunto da questo articolo
http://dweb.repubblica.it/dweb/2005/08/20/attualita/attualita/039seg46339.html
vorrei provare a discutere con voi di un tema che mi è molto caro: come crescono i figli di una coppia omosessuale?
A pelle, la prima risposta che mi sono dato è che non si può crescere senza la mamma. Poi, pensandoci, ho confermato ma esteso la mia opinione: la mamma è fondamentale, ma se la mamma non c’è più bisogna comunque in qualche modo crescere, e il modo migliore è in una famiglia serena, con due genitori capaci di amare e attenti ai bisogni dei propri figli.
E se i genitori sono due uomini, beh … forse poco importa.
Le cose veramente importanti sono l’affetto, il senso di responsabilità, la capacità di trasmettere valori come il rispetto, la lealtà e la sincerità. E proprio della sincerità parla l’articolo: partendo da un alcune interviste a figli ormai adulti di coppie omosessuali, sottolinea come i ragazzi e le ragazze che hanno saputo fin da subito come stava la situazione, senza finzioni o falsi ruoli come “la zia” o “l’amico di papà”, siano cresciuti molto più sereni e aperti di mentalità.
E allora, forse, è tutta lì la questione: non tanto l’influenza dell’omosessualità dei genitori sull’orientamento sessuale dei figli (l’incidenza di omosessualità nei figli di coppie gay non è diversa da quella nei figli di coppie etero, lo dicono ormai una montagna di ricerche), quanto la capacità dei genitori di essere una coppia stabile e in grado di donare amore e di insegnare a vivere, accompagnando per mano il figlio nella sua crescita.
A quante coppie etero mancano questi requisiti?
Se uno girovaga un po’ sui siti di Amnesty o di Emergency, scopre che di bambini bisognosi di una famiglia ce n’è un’enormità, anche alle porte di casa nostra, senza andarli a cercare in Afghanistan o in India.
Secondo voi, saremmo in grado di dar loro ciò di cui hanno bisogno?